Out of the box
E' nata una nuova generazione di guru.
Ai primi posti della lista , compilata per conto del quotidiano finanziario " Wall street Journal " da Thomas Davenport, un professore di management, sono cinque uomini apparentemente molto diversi.
Il primo è Gary Hamel, autore di vari libri tra cui " The future of management " incentrato su strategie innovative di gestione aziendale come quelle introdotte da google.
In seconda posizione nella classifica dei guru, c'è Thomas Friedman, columnist del " New York times " il quale dopo i best seller sulla globalizzazione, pubblicherà ad agosto un saggio sulle sfide ambientali che si preannuncia un siccesso.
Il terzo è Bill Gates, fondatore e presidente della Microsoft, ora impegnato soprattutto nelle sfide filantropiche.
Il quarto è Malcolm Gladwell, un giornalista del " New Yorker " che esplora le frontiere tra psicologia ed economia.
Il quinto è Howard Gardner, professore di Harvard e teorica dell' intelligenza multipla, cioè dell'intersezione in ognuno di noi di otto tipi di differenti di intelligenza, compresa qualla linguistica e quella musicale.
Che cosa hanno in comune questi cinque goru?
La risposta è semplice: nel ritmo frenetico di oggi il top executive non ha più tempo di digerire consigli complessi, nè di leggere voluminosi saggi accademici, chiede invece di ricevere linee guida chiare, sintetiche e magari anti-convenzionali i campi come la globalizzazione, l'innovazione e la motivazione dei dipendenti dove si annidano lòe vere sfide del domani. Vuole un quadro di riferimento convincente.
Di qui l'emergere di personaggi anti-conformisti, almeno come guru, e il declinio di alcuni santoni classici.
E' presente un interesse crescente tra gli executives americani a pensare " OUT OF THE BOX ", cioè al di fuori dei criteri convenzionali e degli insegnamenti delle business school. E per ricevere questi consigli sono pronti a pagare a peso d'oro. Le tariffe per i guru sono raddoppiate negli ultimi cinque anni.